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jacquesson 739

Tra i grandi nomi dello champagne, Jacquesson è senza dubbio uno dei più noti e apprezzati. Anzi, è uno dei pochi che è assurto al mito. E, nonostante questa piccola maison di Dizy vanti una storia d’eccezione (ai Jacquesson di devono diverse ‘invenzioni’ nel mondo dello champagne), questo ingresso nel mito si deve all’ultima proprietà, la famiglia Chiquet.

Nel 1988 (guarda caso un anno ‘magico’ per lo champagne…), i fratelli Jean-Hervé e Laurent ricevono il timone di Jacquesson dal padre, che l’aveva acquistata nel 1974 e trasferita a Dizy da Reims dove era finita (la maison nacque nel 1798 a Châlons-en-Champagne), e si mettono in testa un obiettivo a dir poco ambizioso: fare il miglior vino del mondo. Beh, oggi non so se ci siano ancora riusciti, ma posso certamente dire che sono sulla buona, anzi sulla ottima strada…

Jean-Hervé Chiquet, anima di Jacquesson insieme al fratello Laurent e, soprattutto, autentico signore dello champagne e della Champagne.

Il savoir-faire

Di Jacquesson, della sua storia recente, dei suoi magnifici champagne, ho parlato più volte su questo sito (oltre alle varie edizioni della guida Grandi Champagne, ovviamente…), ciò nonostante vorrei comunque fare un’istantanea a oggi della maison.

Jacquesson possiede 35 ettari e acquista per circa altri 8 equivalenti, ma produce ‘solo’ 280.000 bottiglie. Anzi, è scesa dalle 350.000 del 2009 alle attuali, in netta controtendenza rispetto alla media della Champagne. Perché? Per un discorso qualitativo, ovviamente: Jacquesson vende la seconda spremitura (la taille) e produce naturalmente meno in vigna: “meno uve, ma ben mature!” dice Jean-Hervé. Questo grazie a una conduzione di fatto ‘bio’ (“ma non ci interessano troppo le certificazioni”, osserva giustamente monsieur Chiquet), che in Jacquesson significa praticare l’inerbimento, preferire la potatura a ‘cordone permanente’ (favorisce l’aerazione in quanto ci sono meglio foglie e dà meno grappoli), utilizzare principalmente zolfo e confusione sessuale, ma, soprattutto, fare solo due trattamenti l’anno, uno prima della fioritura e uno più tardi. E, mentre parliamo della vigna, anche Jean-Hervé sottolinea un aspetto, che da un paio d’anni sembra il mantra della Champagne: non è importante l’acidità, ma la maturità, anche per quanto riguarda l’aspetto longevità.

L’eccellenza Jacquesson comincia in vigna, con una conduzione non semplicemente la più naturale possibile, ma con accorgimento volti ad avere uve sempre migliori. A discapito della quantità…

In cantina, strutturata per lavorare solo per gravità, si utilizzano due classiche presse champenoise e nel mosto non viene aggiunta SO2, seppure minima, per proteggerlo dall’ossidazione, bensì gas carbonico, che crea quindi un cuscino e impedisce all’ossigeno di entrare a contatto con il mosto stesso. Mosto che viene poi decantato in piccoli tini di acciaio (“ma non a freddo, perché non vogliamo shock termici” tiene a sottolineare Jean-Hervé) e finalmente trasferito in legno per la vinificazione. Quale legno? Principalmente botti, ma da qualche anno anche tonneaux, in modo da ottimizzare la vinificazione delle parcelle più piccole, sfruttare al meglio il mosto di un solo vigneto che non entra in una singola botte, nonché – ed è la novità più importante – conservare i vins de réserve, prima tenuti in cuve di acciaio. A proposito di questi vini, in Jacquesson sono utilizzati soltanto nell’assemblaggio delle Cuvée 7xx e se prima erano conservati separatamente per varietà, Cru e annata, oggi invece sono costituiti da una porzione dell’assemblaggio di ciascuna Cuvée 7xx. I due fratelli avevano appena finito di assemblare la Cuvée 733 quando si accorsero di avere troppo vino assemblato, così decisero di metterlo via e provare a utilizzarlo l’anno seguente nella Cuvée 734. L’esperimento funzionò e da allora i vins de réserve sono sempre assemblaggi precedenti. Invece, tornando ai vari vini in legno, questi subiscono un periodico bâtonnage, che, secondo Jean-Hervé, “rende i vini più cremosi, anche più stabili e li protegge dall’ossidazione”. Tutti questi vini restano nel legno fino a due giorni prima della vendemmia (“da noi i tempi sono ben diversi: facciamo i primi assaggi di vins clairs dell’ultima vendemmia solo a partire da giugno e imbottigliamo a ridosso della stessa vendemmia. Per quest’ultimo motivo, le nostre botti non sono mai vuote” spiega giustamente orgoglioso Jean-Hervé), quindi si passa ai tiraggi e alle lunghe maturazioni sui lieviti, che vanno da un minimo di tre anni ai quindici e oltre.

Ovviamente, da Jacquesson sono banditi collaggi, filtraggi e simili.

La fermentazione dei vini avviene soprattutto in botte, separatamente per parcelle…

Non un mero sans année

Gran parte della produzione Jacquesson è rappresentata dalla Cuvée 7xx che, pur essendo tecnicamente un non millesimato, si discosta parecchio dal classico concetto di brut sans année. Infatti, se con quest’ultimo solitamente si punta a uno champagne che sia sempre uguale a se stesso, invece la Cuvée 7xx mira alla migliore espressività per quell’annata, quindi i vins de réserve non servono a dare regolarità, bensì complessità. Sul mercato c’è ora la Cuvée 739, che trovate recensita in Grandi Champagne 2016-17 e che rappresenta uno degli champagne più piacevoli mai prodotti dai fratelli Chiquet. È basata sull’annata 2011, “non un millesimo cattivo – afferma Jean-Hervé – ma un millesimo non interessante…”. Già assaggiata in anteprima per la guida, la Cuvée 739 si fece valere non poco, ma riassaggiata ora, a quasi un anno di distanza, è ulteriormente migliorata, guadagnando così autorevolmente i 92/100!

 

Ricordo che questa numerazione sta a indicare che si tratta della 739a cuvée assemblata a partire dal 1898, quando la maison, per celebrare il suo primo secolo di vita, diede vita alla Cuvée N.1. Nel 2000, con la Cuvée 728, la tradizione è proseguita con i fratelli Chiquet, anche se con un nuovo concetto, come abbiamo visto…

…ma recentemente sono arrivati anche i tonneaux, per le parcelle più piccole, per ciò che… non entra nella botte e per conservare i vins de réserve.

Dopo l’estate, invece, vedremo debuttare la terza Cuvée 7xx come Dégorgement Tardif, pertanto la 735 DT.

Nel 2014 i fratelli Chiquet stupiscono con una mossa a sorpresa: estendono il concetto di Dégorgement Tardif, quindi gli champagne rimasti più a lungo sui lieviti e, pertanto riproposti una seconda volta più tardi, fino ad allora solo millesimati, anche alla Cuvée 7xx: era la volta della Cuvée 733 DT, che diventava l’unico champagne non millesimato al mondo ad essere riproposto per due volte, prima come ‘originale’, e successivamente come ‘tardivo’. Importante notare che ogni Cuvée 7xx DT riceverà il medesimo dosaggio della Cuvée 7xx da cui deriva.

Ecco, dunque, profilarsi all’orizzonte la Cuvée 735 DT, di cui a suo tempo ne furono tenute in cantina sui lieviti 14.704 bottiglie e 758 magnum, poi degorgiate a novembre 2015.

Ecco, questi due soli tonneaux rappresentano l’intera produzione del Vauzelle Terme (Lieux-Dits, Aÿ) 2015… Accidenti!La degustazione è iniziata con l’assaggio di una selezione di vins clairs 2015: già da questi vini base, con la loro ricchezza, si percepisce chiaramente l’eccellenza di Jacquesson.

 Autore Scritto da: Alberto LupettiCategoria: Degustazioni Tags: